Radici saltate al sesamo e tamari (kinpira di bardana e carota)

La radice di bardana non è solo un rimedio erboristico: in Giappone si chiama gobō e si cucina ogni giorno. La kinpira è il suo contorno più classico, con carota, olio di sesamo e tamari: croccante, terroso, pronto in venti minuti. Satellite dell’articolo sulla bardana, con una variante al topinambur per chi non trova la radice fresca. Dal Ricettario di Ottobre di Emporium Sadalmelik.
DIFFICOLTÀ: facile
PREPARAZIONE: 15 minuti MIN.
COTTURA: 8-10 minuti MIN.

CARATTERISTICHE

DIFFICOLTÀ: facile
PREPARAZIONE: 15 minuti MIN.
COTTURA: 8-10 minuti MIN.
INGREDIENTI PER 3-4 porzioni come contorno PERSONE
  1. 1 radice di bardana fresca (gobō), circa 200 g
  2. 1 carota media (circa 100 g)
  3. 1 cucchiaio di olio di sesamo tostato (o olio extravergine d’oliva + qualche goccia di olio di sesamo)
  4. 1 cucchiaio di tamari (o salsa di soia)
  5. 1 cucchiaio di mirin (in alternativa: 1 cucchiaino di miele o di zucchero di canna sciolto in 1 cucchiaio d’acqua)
  6. 1 cucchiaio di sake o di acqua
  7. 1 piccolo peperoncino secco (facoltativo)
  8. 1 cucchiaio di semi di sesamo tostati
  9. Acqua fredda con qualche goccia di aceto di riso o di mele, per l’ammollo


DESCRIZIONE

Lunedì abbiamo raccontato la bardana come pianta officinale: la radice che si raccoglie in ottobre e che la tradizione erboristica dedica alla pelle e al drenaggio. Questa ricetta mostra l’altra metà della storia, quella che in Italia quasi nessuno conosce: la radice di bardana si mangia. In Giappone si chiama gobō, si trova in ogni mercato, e la sua preparazione più amata è la kinpira: bardana e carota tagliate a fiammifero, saltate in padella con olio di sesamo e insaporite con salsa di soia e un filo di dolcezza.

Il sapore è sorprendente per chi la assaggia la prima volta: terroso, leggermente dolce, con una nota che ricorda il carciofo, che della bardana è parente stretto. La consistenza resta croccante anche dopo la cottura. È un contorno semplice, veloce, che si tiene bene in frigorifero e che si accompagna a riso, legumi, uova o pesce.

La ricetta si inserisce nel filo giapponese e fermentato del nostro ricettario, accanto al miso, all’umeboshi e al tamari. E per chi non trova la radice di bardana fresca, proponiamo una variante con il topinambur, la radice d’autunno dei nostri orti: diversa nel sapore, ma con la stessa idea di fondo. Ottobre è il mese delle radici, e questa è la radice da portare in tavola.


Note e Varianti

Dove trovare la bardana fresca: nei negozi di alimentari asiatici (cercare “gobō” o “burdock root”) e in alcuni mercati biologici, soprattutto in autunno. Scegliere radici sode, non molli né raggrinzite.

Variante al topinambur: sostituire la bardana con 250 g di topinambur, ben spazzolato e tagliato a bastoncini. Il topinambur cuoce più in fretta: saltarlo solo 2 minuti prima di unire la carota. Il sapore è più dolce e nocciolato, meno terroso.

Variante con sedano rapa: anche il sedano rapa tagliato a bastoncini funziona bene, con una nota più aromatica.

Senza glutine: usare tamari certificato senza glutine (la salsa di soia comune contiene frumento).

Più ricca: aggiungere a fine cottura qualche cubetto di tofu saltato o servire la kinpira sopra una ciotola di riso integrale con un uovo morbido.

Conservazione: si conserva in frigorifero, in un contenitore chiuso, per 3-4 giorni. È ottima anche fredda, come nel bentō giapponese.


Nota botanica — Arctium lappa, dal piatto alla radice

La bardana che usiamo in questa ricetta è la stessa Arctium lappa di cui parla l’articolo satellite: una pianta biennale della famiglia delle Asteraceae, la cui radice si raccoglie nell’autunno del primo anno, quando ha accumulato tutte le riserve dell’estate. In cucina la radice porta inulina, una fibra solubile, e un sapore terroso e dolce.

L’uso alimentare e quello erboristico sono due piani distinti: in padella la bardana è un ortaggio, mentre nelle preparazioni erboristiche diventa un rimedio tradizionale riconosciuto dalla monografia europea EMA per la pelle impura e il drenaggio. Chi vuole conoscere questo secondo volto trova nel catalogo dell’Emporium la Bardana Bio. Chi è allergico alle piante della famiglia delle Asteraceae (camomilla, arnica, tarassaco) dovrebbe evitare anche la radice in cucina.


PREPARAZIONE

1. Pulire la bardana. Lavare la radice sotto l’acqua corrente strofinandola con una spazzolina. Non sbucciarla con il pelapatate: basta raschiare la buccia sottile con il dorso di un coltello, perché subito sotto la pelle si trova la parte più aromatica.2. Tagliare a fiammifero. Tagliare la bardana in pezzi di 5-6 cm, poi in fettine sottili e infine in bastoncini di circa 2-3 mm di spessore (julienne). Man mano che si taglia, immergere i bastoncini in una ciotola di acqua fredda con qualche goccia di aceto: la radice di bardana ossida in fretta e scurisce a contatto con l’aria. Lasciarla in ammollo 5-10 minuti, poi scolarla e asciugarla bene.3. Preparare la carota. Pelare la carota e tagliarla a bastoncini della stessa misura della bardana, così da avere una cottura uniforme.4. Saltare la bardana. Scaldare l’olio di sesamo in una padella larga o in un wok a fuoco medio-alto. Se si usa il peperoncino, aggiungerlo spezzettato per qualche secondo. Unire la bardana e saltarla per 3-4 minuti, mescolando spesso: deve diventare lucida e appena morbida, ma ancora croccante.5. Aggiungere la carota. Unire la carota e saltare per altri 2 minuti.6. Insaporire. Versare il sake (o l’acqua), il mirin e il tamari. Mescolare e lasciar cuocere a fuoco medio per 2-3 minuti, finché il liquido non si è quasi del tutto assorbito e le verdure risultano lucide e ben condite.7. Finire e servire. Spegnere il fuoco, cospargere con i semi di sesamo tostati e mescolare. Servire calda, tiepida o a temperatura ambiente.

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