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Il nostro blog
Aprile è il mese in cui il paesaggio torna commestibile. Le erbe di campo che crescono spontanee nei prati italiani hanno una storia lunga nella cucina popolare — non come rimedi erboristici ma come ingredienti veri, con carattere, sapore e tecnica tramandata di generazione in generazione. Questo articolo le presenta attraverso la lente alimentare e culturale, con un invito alle ricette stagionali.
Il 20 aprile il Sole entra in Toro. L'impulso arietino incontra la terra che lo radica. In questo passaggio il fegato occupa un posto preciso: nella medicina tradizionale cinese è la sede dello hun, il progetto vitale, l'organo che trasforma l'intenzione in piano d'azione. Non un filtro da svuotare ma un organo che pianifica. Questo articolo chiude il ciclo di aprile e apre verso maggio con uno sguardo a Toro e alla tiroide.
Le vie respiratorie alte sono il confine tra il sé e il mondo esterno — territorio di Ariete per definizione. In questo articolo le allergie primaverili vengono lette non come errore del sistema immunitario ma come segnale del campo energetico: una risposta a ciò che ancora non si riesce a integrare. Irvin Luigi Sabadin, fondatore della Sincronosofia, accompagna la lettura con tre alleati della tradizione erboristica — Ribes Nigrum, Pinus Montana e manganese — e con una riflessione sulla gestione emotiva come pratica concreta.
L'anno astrologico non coincide con quello civile. Con l'ingresso del Sole in Ariete, intorno al 20-21 marzo, il ciclo zodiacale ricomincia da capo. Questo articolo esplora il significato di questo inizio — non come convenzione culturale ma come ritmo reale inscritto nel movimento del cielo e nella risposta della natura.
Il corpo ha una mappa stagionale precisa. I Pesci avviano l'intestino crasso, Ariete risveglia i polmoni e la respirazione, il Toro porta il fegato al centro ad aprile inoltrato. Questo articolo esplora il significato profondo del filtrare — non solo come funzione fisica ma come gesto interiore — e il collegamento tra intestino crasso, inconscio e il coraggio di lasciare andare ciò che non serve più.
I germogli di semi oleosi sono i meno conosciuti della serie ma tra i più densi di nutrienti. Girasole, zucca, sesamo e lino portano vitamina E, zinco, calcio biodisponibile, acidi grassi essenziali e lignani in una forma più accessibile rispetto al seme intero. La germinazione riduce fitati e ossalati, migliorando l'assorbimento effettivo dei minerali. Una famiglia che richiede qualche accorgimento tecnico in più, ma ripaga l'attenzione.
Il ricettario dell'Emporium
DIFFICOLTÀ: facile
La malva è una pianta che cresce ovunque e quasi nessuno raccoglie. Le sue mucillagini rivestono e calmano le mucose con un'azione lenitiva documentata da secoli. Con le patate diventa una zuppa densa e avvolgente — discreta come la pianta, necessaria come un atto di cura.
DIFFICOLTÀ: medio
Il risotto è la forma che valorizza meglio l'ortica: la mantecatura avvolge il suo sapore minerale in una cremosità che lo rende accessibile e profondo. Riso Carnaroli, brodo caldo, ortica sbollentata. Una tecnica precisa al servizio di una pianta che non smette di sorprendere.
DIFFICOLTÀ: facile
La frittata di **sciopetìn** o **sclopit** è un piatto della tradizione contadina veneta che rischia di sparire per disuso. Il silene — delicato, non amaro, verde brillante in cottura — si comporta meglio di molte erbe nel calore. Una ricetta semplice che è anche un atto di conservazione culturale.
DIFFICOLTÀ: facile
Tarassaco e cicoria selvatici, conditi con aceto di mele e noci. Un'insalata amara nel senso più nobile del termine — quella che stimola il fegato, nutre la flora intestinale e ricorda che il selvatico sa fare cose che il coltivato ha dimenticato. Foglie giovani, raccolte prima della fioritura, quando l'amaro è ancora elegante.
DIFFICOLTÀ: difficile
Una tartare vegetale che non chiede scusa di esserlo. La barbabietola cruda è densa, terrosa, carnale nella sua presenza. I germogli di ravanello portano il piccante volatile. La crema di capra media e velluta. Un piatto da ristorante con tre ingredienti principali e una tecnica precisa — il taglio, la marinatura, il timing dei germogli.
DIFFICOLTÀ: facile
Una zuppa miso autentica e rispettosa della tradizione giapponese. Il miso non supera mai i 70°C — è la regola tecnica che preserva i probiotici vivi e il sapore profondo. I germogli di soia entrano fuori dal fuoco, la wakame porta i minerali del mare, il tofu setoso si scioglie nel brodo. Dieci minuti, nessuna difficoltà, risultato meditativo.