Cotognata della nonna (pasta di mele cotogne)

La mela cotogna cruda non si mangia, ma con il fuoco e il tempo diventa una delle conserve più antiche del Mediterraneo: la cotognata. Una pasta compatta e ambrata, da tagliare a cubetti, passare nello zucchero e conservare per mesi, fino ai dolci di Natale. La ricetta della tradizione, spiegata passo passo. Dal Ricettario di Ottobre di Emporium Sadalmelik.
DIFFICOLTÀ: medio
PREPARAZIONE: 30 minuti (più 2-3 giorni di asciugatura) MIN.
COTTURA: 30-40 minuti per la prima cottura + 40-60 minuti per la seconda MIN.

CARATTERISTICHE

DIFFICOLTÀ: medio
PREPARAZIONE: 30 minuti (più 2-3 giorni di asciugatura) MIN.
COTTURA: 30-40 minuti per la prima cottura + 40-60 minuti per la seconda MIN.
INGREDIENTI PER circa 1 kg di cotognata (una teglia 20×30 cm, alta 1,5-2 cm) PERSONE
  1. 1,2 kg di mele cotogne mature (gialle e profumate)
  2. Zucchero semolato: 80% del peso della purea ottenuta (circa 700-800 g)
  3. Il succo di 1 limone
  4. Acqua q.b. per la cottura
  5. Zucchero semolato per la finitura (facoltativo)


DESCRIZIONE

La mela cotogna è un frutto strano. Profuma in modo incredibile, tanto che un tempo se ne metteva una nell’armadio per profumare la biancheria, ma cruda non si mangia: è dura, aspra, astringente. Solo il fuoco e il tempo la trasformano. Dopo una lunga cottura con lo zucchero diventa una pasta compatta, color ambra e poi rosso mattone, dolce e leggermente acidula: la cotognata.

È una delle conserve più antiche del Mediterraneo. I Greci consacravano il cotogno ad Afrodite, i Romani conservavano le cotogne nel miele, e da quel melimelum deriva il nome portoghese marmelo e la nostra parola “marmellata”. In Italia la cotognata si faceva in tutte le case di campagna, dal Friuli alla Sicilia, e si conservava per mesi, tagliata a cubetti e passata nello zucchero, da offrire agli ospiti o da regalare a Natale.

La pubblichiamo in un sabato di ottobre perché questa è la settimana in cui le cotogne si trovano ai mercati, e perché è una ricetta di memoria familiare: quasi tutti hanno una nonna o una zia che la preparava. È anche una ricetta di trasformazione, perfetta per il mese che scende verso lo Scorpione: un frutto immangiabile che, con pazienza, diventa dolcezza da conservare per l’inverno.


Note e Varianti

Meno zucchero: si può scendere fino al 60% del peso della purea, ma la cotognata sarà più morbida e si conserverà meno a lungo (meglio tenerla in frigorifero e consumarla entro un mese).

Profumata: aggiungere nella seconda cottura una stecca di cannella o la scorza di un limone, da togliere prima di versare. In Sicilia si aggiungono a volte scorze d’arancia candite.

Negli stampini: la versione siciliana si versa in stampini di terracotta decorati, e si sforma una volta asciutta: bellissima da regalare.

Con il formaggio: la cotognata è ottima con i formaggi stagionati, come pecorino o parmigiano, e con i formaggi erborinati. In Spagna la carne de membrillo con il formaggio manchego è un classico.

Con l’acqua di cottura: l’acqua della prima cottura, ricca di pectina e profumata, si può filtrare e usare per preparare una gelatina di cotogne, aggiungendo zucchero e limone e cuocendo fino a quando una goccia su un piattino freddo si rapprende.

Conservazione: ben asciutta e conservata in una scatola in luogo fresco, dura diversi mesi. Se compaiono macchie di muffa, va eliminata.


Nota botanica — Cydonia oblonga, il frutto che si trasforma

Il cotogno (Cydonia oblonga) è un piccolo albero della famiglia delle Rosacee, parente del melo e del pero, originario del Caucaso e dell’Asia occidentale. Il suo nome latino ricorda Cidonia, l’antica città di Creta da cui i Greci lo importavano. Il frutto è ricchissimo di pectina e di tannini, che lo rendono astringente da crudo e perfetto per le conserve.

Nella tradizione popolare la cotogna era considerata un frutto “che stringe”, usato cotto nei periodi di disturbi intestinali. Il cotogno compare anche nella ricerca stagionale di ottobre tra i frutti di interesse officinale. Questa ricetta accompagna il secondo articolo del mese, dedicato alla genziana e all’equilibrio digestivo d’autunno.

PREPARAZIONE

1. Pulire le cotogne. Le mele cotogne sono ricoperte da una peluria grigiastra: strofinarle con un panno ruvido sotto l’acqua corrente finché la buccia non è liscia e lucida.2. Tagliare. Tagliare le cotogne in quarti con un coltello robusto (la polpa è molto dura). Non serve sbucciarle né togliere il torsolo: buccia e semi sono ricchi di pectina, la sostanza che farà rapprendere la cotognata, e verranno eliminati dopo, con il passaverdure.3. Prima cottura. Mettere i pezzi in una pentola capiente, coprirli a filo d’acqua e cuocere a fuoco medio per 30-40 minuti, finché sono molto morbidi e si sfaldano con una forchetta. Scolarli bene, conservando qualche cucchiaio dell’acqua di cottura.4. Passare. Passare le cotogne ancora calde al passaverdure con il disco a fori fini: buccia, torsolo e semi resteranno nel passaverdure. Si ottiene una purea liscia e chiara.5. Pesare e aggiungere lo zucchero. Pesare la purea. Calcolare lo zucchero: l’80% del peso (per esempio, per 900 g di purea servono 720 g di zucchero). Rimettere la purea nella pentola pulita con lo zucchero e il succo di limone.6. Seconda cottura. Cuocere a fuoco medio-basso mescolando spesso con un cucchiaio di legno dal manico lungo: la purea, addensandosi, schizza e scotta. Dopo 40-60 minuti la cotognata è pronta quando ha preso un colore ambrato-rosato, è molto densa e si stacca dalle pareti della pentola formando una palla; passando il cucchiaio sul fondo, il solco deve restare aperto per qualche secondo.7. Versare e livellare. Versare la cotognata in una teglia rettangolare foderata con carta forno leggermente bagnata e strizzata, oppure in stampini di ceramica. Livellare con una spatola bagnata a uno spessore di 1,5-2 cm.8. Asciugare. Lasciar raffreddare, poi lasciare la teglia in un luogo fresco, asciutto e ventilato, coperta con un velo di garza, per 2-3 giorni, finché la superficie non è asciutta al tatto. A metà tempo si può capovolgere la lastra per farla asciugare anche sotto.9. Tagliare e conservare. Tagliare a cubetti o a losanghe con un coltello bagnato. Se si vuole, passarli nello zucchero semolato. Conservare in una scatola di latta o di legno, a strati separati da carta forno, in un luogo fresco e asciutto.

Consiglia questa ricetta

Facebook
X
WhatsApp
Telegram
LinkedIn

Ti potrebbe interessare anche