Vischio: proprietà della pianta sospesa tra cielo e terra

Il vischio non tocca mai la terra: cresce sui rami degli alberi, verde in pieno inverno, con le bacche bianche che maturano proprio adesso. In questo articolo raccontiamo le proprietà del vischio tra mito e tradizione: i Druidi e il falcetto d’oro, il ramo d’oro di Enea, la freccia che uccise Balder, il bacio di Natale. Poi l’uso erboristico tradizionale, con quello che oggi sappiamo e soprattutto con le cautele, perché è una pianta da rispettare. E lo leggiamo come la pianta del Sagittario, che apre la strada all’Avvento.

Vischio proprietà: una pianta che non tocca la terra

Alza lo sguardo in un frutteto di fine novembre. I meli sono spogli, i pioppi lungo il fosso hanno perso tutte le foglie. Eppure, tra i rami nudi, si vedono delle sfere verdi, grandi come cesti, sospese a metà altezza: sembrano nidi, ma sono piante. È il vischio, e le sue proprietà, simboliche prima ancora che erboristiche, nascono proprio da questa posizione impossibile.

Il vischio non ha radici nella terra. Germoglia direttamente sulla corteccia di un albero, ci affonda dentro dei piccoli organi di aggancio e da lì non si stacca più. Resta verde tutto l’anno, anche quando l’albero che lo ospita si spoglia. E proprio in queste settimane, tra novembre e dicembre, maturano le sue bacche bianche e traslucide, come piccole perle.

Una pianta che vive tra cielo e terra, verde nel cuore dell’inverno, con i frutti che maturano quando tutto il resto dorme: non è difficile capire perché gli antichi l’abbiano considerata sacra. Oggi, con il Sole appena entrato in Sagittario, è il momento giusto per raccontarla.


Il falcetto d’oro dei Druidi

La testimonianza più famosa sul vischio viene da Plinio il Vecchio, che nel I secolo descrive un rito dei Druidi della Gallia1. Per loro, scrive, non c’era nulla di più sacro del vischio e dell’albero su cui cresce, purché fosse una quercia. Il vischio sulla quercia è infatti rarissimo, e proprio per questo lo si considerava un dono del cielo: il segno che il dio aveva scelto quell’albero.

Quando lo trovavano, i Druidi preparavano una cerimonia solenne nel sesto giorno della luna. Un sacerdote vestito di bianco saliva sull’albero e tagliava il vischio con un falcetto d’oro, mentre gli altri lo raccoglievano in un panno bianco perché non toccasse terra. Lo chiamavano, racconta Plinio, con una parola che significava “colui che guarisce tutto”.

Il legame tra quercia e vischio è così forte che lo abbiamo anticipato tre settimane fa, raccontando la quercia, l’albero che custodisce l’inverno: il nome stesso dei Druidi significherebbe “coloro che conoscono la quercia”. Il mese si apre con l’albero e si chiude con la pianta che vive sui suoi rami.


Il ramo d’oro e la freccia di Balder

Il vischio attraversa la mitologia europea come un filo d’oro.

Il ramo d’oro di Enea

Nel sesto libro dell’Eneide, Virgilio racconta che Enea, per scendere nel regno dei morti e tornarne vivo, deve cogliere un ramo d’oro nascosto in un albero del bosco. E per descriverlo usa proprio il vischio: il ramo brilla tra le foglie scure “come d’inverno nei boschi il vischio, che non nasce dall’albero su cui cresce, si copre di foglie nuove”. All’inizio del Novecento l’antropologo James Frazer partì da questa immagine per scrivere Il ramo d’oro2, uno dei libri più influenti sulla storia delle religioni.

La freccia di Balder

Nella mitologia norrena il vischio ha un ruolo più tragico. La dea Frigg, per proteggere il figlio Balder, il più luminoso degli dèi, fece giurare a ogni cosa del mondo di non fargli del male. Dimenticò solo il vischio, che le sembrava troppo giovane e debole. Loki ne fece una freccia, la mise in mano al dio cieco Höðr, e Balder morì3. In alcune versioni più tarde il vischio diventa poi pianta di pace, sotto cui ci si riconcilia.

Il bacio sotto il vischio

Da qui, forse, nasce l’usanza che conosciamo tutti. In Inghilterra, almeno dal Settecento, un ramo di vischio appeso in casa durante le feste autorizzava un bacio a chi si trovava sotto. In Italia il vischio è soprattutto il portafortuna di Capodanno. Simbolo del Natale e dell’anno nuovo, il vischio porta con sé millenni di storie.


Il vischio: come vive davvero questa pianta

Il nome scientifico è Viscum album. È una pianta semiparassita: prende dall’albero ospite acqua e sali minerali, ma con le sue foglie verdi fa da sé la fotosintesi e produce il proprio nutrimento. Non è quindi del tutto dipendente né del tutto autonoma, e raramente uccide l’albero su cui vive.

I suoi ospiti preferiti sono il melo, il pioppo, il tiglio, il biancospino, il pino. La quercia, come sapevano i Druidi, è tra i più rari.

Gli uccelli che lo seminano

Il vischio ha bisogno degli uccelli per spostarsi. Le sue bacche bianche contengono una polpa vischiosa, e la parola vischioso viene proprio da qui. Gli uccelli, come la tordela, che in inglese si chiama infatti mistle thrush, il “tordo del vischio”, mangiano le bacche e lasciano i semi appiccicosi sui rami, dove germoglieranno. Con la stessa polpa, un tempo, si preparava la pania per catturare gli uccellini.


Le proprietà del vischio nella tradizione erboristica

Le proprietà del vischio nella tradizione erboristica europea riguardano soprattutto il cuore e la circolazione. La medicina popolare usava le sue foglie e i suoi giovani rami, in tintura o in infuso a freddo, per accompagnare la pressione e il ritmo del cuore, soprattutto nelle persone anziane, e come rimedio calmante.

Vischio proprietà: quale parte si usa

Nella tradizione erboristica non si usano mai le bacche, ma solo le foglie e i giovani rametti. Si raccoglievano tra l’autunno e la fine dell’inverno, proprio quando il vischio è più visibile tra i rami spogli, e si facevano essiccare all’ombra. Un dettaglio curioso della medicina popolare è l’abitudine di preparare il vischio con un infuso a freddo, lasciando le foglie in acqua per una notte invece di farle bollire: un modo antico per trattare con delicatezza una pianta considerata forte. Anche per questo le proprietà del vischio sono sempre state legate, nella cultura contadina, a un senso di misura e di rispetto.

Cosa dice oggi l’Europa

Va detto con chiarezza: queste sono indicazioni della tradizione, non effetti dimostrati. Quando l’Agenzia europea per i medicinali (EMA/HMPC) ha valutato il vischio, ha concluso la sua analisi con una dichiarazione pubblica invece che con una monografia4: i dati disponibili non erano sufficienti per riconoscere né un uso consolidato né un uso tradizionale. È un’informazione importante, che pochi siti riportano.

La tintura di vischio

La tintura di vischio che si trova in erboristeria è un estratto idroalcolico delle foglie. Nella pratica dell’Emporium viene proposta all’interno di percorsi dedicati al benessere cardiovascolare, accanto al biancospino, il grande rimedio tradizionale del cuore di cui abbiamo parlato in Il biancospino, pianta di maggio tra cuore e nervo. Le dosi sono quelle indicate in confezione, e non vanno mai superate.

Un ambito che non ci compete

Forse hai sentito parlare del vischio anche in un contesto medico molto diverso, quello degli estratti iniettabili usati in alcuni paesi europei. È un ambito specialistico, che riguarda esclusivamente i medici e non ha nulla a che fare con l’uso erboristico di cui parliamo qui.


Le cautele: una pianta da rispettare

Il vischio è una pianta magnifica, ma non è una pianta innocua. Raccontare le proprietà del vischio senza le sue cautele vorrebbe dire raccontarne solo metà: queste attenzioni valgono sempre.

Le bacche sono tossiche

Le bacche bianche e le foglie contengono sostanze tossiche. Ingerite, soprattutto in quantità, possono causare disturbi gastrointestinali e, nei casi più seri, effetti sul cuore e sulla pressione. Il vischio decorativo di Natale va quindi appeso in alto, lontano dalla portata di bambini e animali domestici, e le bacche cadute vanno raccolte.

Mai il fai-da-te

Non preparare infusi o tinture con il vischio raccolto da te o con quello decorativo. Le preparazioni erboristiche controllate esistono proprio per garantire dosi sicure.

Gravidanza, cuore e farmaci

Il vischio non va usato in gravidanza e durante l’allattamento. Chi soffre di problemi di pressione o di cuore, o assume farmaci per la pressione, per il cuore o anticoagulanti, deve parlarne con il medico prima di qualsiasi uso: il vischio potrebbe sommarsi all’effetto dei farmaci.


Vischio e Sagittario: integrare le due nature

Il 23 novembre, giorno di pubblicazione di questo articolo, il Sole è entrato in Sagittario da un giorno, e domani pomeriggio, alle 15:54, la Luna sarà piena in Gemelli. Nella Sincronosofia il Sagittario si chiama Il Proiettore: il segno che raccoglie la conoscenza delle profondità attraversate con lo Scorpione e la trasforma in visione, in direzione, in senso. Il suo mito è Chirone, il centauro maestro, metà uomo e metà cavallo, che ha integrato le sue due nature e porta una ferita insanabile con cui ha imparato a vivere.

Guarda di nuovo il vischio. Non è un albero e non è un’erba. Vive su un altro essere senza distruggerlo, prende da lui l’acqua ma produce da sé la propria luce. È dipendente e autonomo insieme, come Chirone è insieme bestia e dio. Non nega nessuna delle due nature: le tiene insieme, e proprio per questo resta verde quando tutto intorno si spoglia.

È questo, forse, il senso del Sagittario dopo lo Scorpione. Il viaggio sotto terra, tra le radici della quercia e i semi sepolti, non è stato inutile: ora si può alzare lo sguardo, e quello che si è imparato nel buio diventa una direzione. Il vischio, sospeso tra la terra dell’albero e il cielo d’inverno, è la pianta che segna questo passaggio.

Questa è una lettura simbolica, che appartiene alla Sincronosofia e non si sovrappone all’uso erboristico.

Mercoledì 25 novembre, nel Ricettario dell’Emporio, troverai il gesto domestico di questa soglia: una marmellata di clementine e cannella da preparare adesso e regalare a Natale. Domenica 29 novembre comincia l’Avvento, e lunedì 30 riproporremo Prepararsi all’Avvento: luce, oro, silenzio: il primo passo verso il solstizio del 21 dicembre e le Tredici Notti Sante.


Dove trovare il prodotto

Nel catalogo dell’Emporium Sadalmelik trovi la Tintura Idroalcolica di Vischio, un estratto in acqua e alcol delle foglie di Viscum album. È pensata per chi vuole accostarsi alle proprietà del vischio dentro i percorsi di benessere cardiovascolare della tradizione erboristica, da seguire secondo le indicazioni della confezione e, se hai problemi di cuore o pressione, solo dopo aver sentito il tuo medico.

La sinergia tradizionale è con il Biancospino Macerato Glicerico, il rimedio più dolce per il ritmo del cuore. Se hai dubbi, scrivici prima di scegliere: preferiamo consigliarti con calma.


Chiusura

Le proprietà del vischio raccontano una pianta che ha attraversato i millenni passando di mano in mano: dai Druidi con il falcetto d’oro a Enea nel bosco dei morti, da Balder alla porta di casa sotto le feste. È una pianta da guardare con meraviglia e da usare con rispetto.

Quest’anno, quando appenderai il tuo ramo di vischio, prova a ricordare da dove viene: da un albero che lo ha ospitato, da un uccello che lo ha seminato, da un cielo d’inverno verso cui è cresciuto. E appendilo in alto, dove nessuna piccola mano possa raggiungerlo.


Fonti

  1. Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XVI, 249–251. Botanica: Viscum album — Wikipedia.
  2. Il ramo d’oro — Wikipedia. Virgilio, Eneide, VI, 205–209.
  3. Baldr — Wikipedia.
  4. EMA/HMPC, Final assessment report on Viscum album L., herba (EMA/HMPC/246778/2009), esito: dichiarazione pubblica: European Medicines Agency — Visci albi herba.

Nota: Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere storico, culturale e divulgativo e non costituiscono consiglio medico, diagnosi o prescrizione terapeutica. L’Agenzia europea per i medicinali non ha emesso una monografia sul vischio per insufficienza di dati: gli usi descritti sono tradizionali e non dimostrati. Bacche e foglie di vischio sono tossiche: tieni il vischio decorativo lontano da bambini e animali e non preparare rimedi in casa. La tintura di vischio contiene alcol e non va usata in gravidanza e allattamento; in caso di problemi cardiaci o di pressione, o di terapie con farmaci per il cuore, la pressione o anticoagulanti, consulta il medico prima dell’uso. Prima di utilizzare qualsiasi preparato erboristico, consulta un professionista della salute qualificato.


Quali sono le proprietà del vischio?

Il vischio (Viscum album) è una pianta semiparassita che cresce sui rami degli alberi. Nella tradizione erboristica europea le sue foglie, in tintura o infuso a freddo, sono state usate per accompagnare la pressione, il ritmo del cuore e come rimedio calmante, soprattutto nelle persone anziane. Si tratta però di usi tradizionali non dimostrati: l’Agenzia europea per i medicinali, dopo averlo valutato, non ha emesso una monografia per insufficienza di dati. Bacche e foglie sono tossiche, quindi il vischio va usato solo in preparazioni controllate, mai in gravidanza, e con il parere del medico in caso di problemi cardiaci o terapie in corso.

Le bacche del vischio sono velenose?

Sì, le bacche bianche e le foglie del vischio contengono sostanze tossiche. Se ingerite, soprattutto in quantità, possono provocare nausea, vomito, dolori addominali e, nei casi più seri, effetti sul cuore e sulla pressione. Il rischio maggiore riguarda i bambini piccoli e gli animali domestici, attratti dalle bacche del vischio decorativo natalizio. Per questo il ramo va appeso in alto, le bacche cadute vanno raccolte subito e non bisogna mai preparare infusi con vischio raccolto o decorativo. In caso di ingestione è bene contattare un centro antiveleni o il medico.

Perché il vischio è il simbolo del Natale?

Il vischio è legato all’inverno da millenni perché resta verde e matura le sue bacche quando gli alberi sono spogli. Per i Druidi, secondo Plinio il Vecchio, era la pianta più sacra quando cresceva sulla quercia, e veniva tagliata con un falcetto d’oro. Nella mitologia norrena è la pianta della freccia che uccise il dio Balder, poi divenuta simbolo di pace. In Inghilterra, almeno dal Settecento, appendere il vischio durante le feste autorizzava un bacio a chi si trovava sotto, mentre in Italia è soprattutto un portafortuna di Capodanno.


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