Cipresso proprietà benefici: l’albero che guardiamo senza vedere
Tra pochi giorni, il primo e il due novembre, milioni di italiani andranno nei cimiteri a portare fiori ai propri cari. Passeranno accanto a file di cipressi scuri e appuntiti, e quasi nessuno li guarderà. Il cipresso è così legato al lutto che lo abbiamo smesso di vedere come pianta. Eppure le proprietà e i benefici del cipresso hanno una storia lunga, e meritano di essere raccontate proprio adesso.
Cupressus sempervirens è un albero originario del Mediterraneo orientale, arrivato in Italia probabilmente con Fenici ed Etruschi e diventato poi parte del paesaggio, dalla Toscana alla Sicilia. Il nome dice già tutto: sempervirens, sempre verde. Non perde le foglie, non cambia colore, resta uguale a sé stesso mentre intorno tutto si spoglia.
È questa costanza ad averne fatto l’albero dei passaggi. E sono i suoi frutti, piccoli coni legnosi chiamati galbule, insieme ai rami giovani, la parte che la tradizione erboristica usa.
Il mito di Ciparisso e l’albero del lutto
Ovidio, nel decimo libro delle Metamorfosi, racconta la storia di Ciparisso, un giovane dell’isola di Ceo amato da Apollo. Ciparisso aveva un cervo sacro, splendido e mansueto, a cui era legatissimo. Un giorno d’estate, per errore, lo uccise con un giavellotto mentre l’animale riposava all’ombra. Disperato, chiese agli dèi di poter piangere per sempre. Apollo, addolorato, lo trasformò in un cipresso: l’albero che da allora accompagna chi è in lutto.
Per Greci e Romani il cipresso era consacrato agli dèi dell’oltretomba, Ade e Plutone. I Romani mettevano rami di cipresso davanti alle case colpite da un lutto, per avvisare chi passava. Il suo legno, profumato e quasi incorruttibile, era usato per i sarcofagi e per gli oggetti destinati a durare.
Un albero che non muore
C’è una ragione concreta dietro questa simbologia. Il cipresso è longevo, può vivere molti secoli, e il suo legno resiste a insetti e umidità grazie alle resine e agli oli essenziali che contiene. Un albero che non perde le foglie e non marcisce era, per gli antichi, l’immagine più naturale dell’eternità: non la fine della vita, ma la sua continuazione in un’altra forma.
I cipressi della poesia italiana
Pochi alberi hanno un posto così grande nella letteratura italiana. Nel 1807 Ugo Foscolo scrive Dei Sepolcri, poco dopo l’editto di Saint-Cloud che portava le sepolture fuori dalle città, e apre il carme proprio con l’immagine dell’ombra dei cipressi: per Foscolo la tomba, e gli alberi che la custodiscono, sono il luogo dove i vivi conservano la memoria dei morti.
Settant’anni dopo, Giosuè Carducci li fa parlare. In Davanti San Guido i cipressi “che a Bólgheri alti e schietti / van da San Guido in duplice filar” chiamano il poeta, gli chiedono di fermarsi, di restare. È il cipresso come richiamo all’infanzia e alle radici, non più solo al lutto.
Il cipresso nel paesaggio
Fuori dai cimiteri, il cipresso è uno dei segni più riconoscibili del paesaggio italiano. Nelle campagne toscane i filari di cipressi indicavano la strada verso il podere, segnavano i confini, proteggevano i campi dal vento. Le colline della Val d’Orcia, patrimonio UNESCO, sono famose nel mondo proprio per questi alberi solitari o in fila sulle creste. Qui il cipresso non parla di morte, ma di casa, di ritorno, di una strada che porta da qualche parte. È lo stesso albero, e la differenza la fa soltanto il luogo in cui lo incontriamo.
Due poeti, due volti dello stesso albero: la memoria di chi se n’è andato e il richiamo a ciò che resta.
Le proprietà del cipresso nella tradizione erboristica
Cosa contengono coni e rami
Le galbule e i rami giovani del cipresso sono ricchi di proantocianidine e flavonoidi (tra cui amentoflavone e rutina), sostanze con un’azione astringente e protettiva sui piccoli vasi, oltre a un olio essenziale con alfa-pinene e altri terpeni, dal profumo resinoso e balsamico. La ricerca ha studiato questi composti soprattutto in laboratorio, dove mostrano attività antiossidanti e antimicrobiche².
Gli usi tradizionali
Nella fitoterapia europea, e in particolare nella tradizione francese, le proprietà del cipresso sono legate a due ambiti:
- la circolazione venosa: i coni sono usati tradizionalmente come tonico del microcircolo, per la sensazione di gambe pesanti e la fragilità dei capillari;
- le vie respiratorie: l’aroma balsamico dei rami e dell’olio essenziale è usato da sempre nei suffumigi e nei momenti di tosse e raffreddamento di stagione.
Una precisazione onesta
A differenza della bardana e della genziana di cui abbiamo parlato questo mese, il cipresso non ha una monografia europea dell’EMA. Le sue proprietà e i suoi benefici restano quindi nell’ambito dell’uso tradizionale, senza studi clinici che li confermino sull’uomo. Lo diciamo chiaramente, perché è giusto che chi legge sappia su che terreno si trova. Questo non toglie valore a una tradizione che ha attraversato secoli, ma ci chiede di usarla con misura: come un sostegno da affiancare a uno stile di vita attento, al movimento quotidiano e al parere del medico quando i disturbi non passano.
Cipresso e ippocastano
A settembre abbiamo raccontato l’ippocastano e le gambe pesanti, che sul microcircolo ha invece una solida monografia europea. Nella pratica erboristica le due piante vengono spesso affiancate: l’ippocastano con la sua escina, il cipresso con le sue proantocianidine astringenti. Chi preferisce una formula composita senza alcol può guardare a Ligne Ven, che riunisce altre piante tradizionali del microcircolo: rusco, amamelide, meliloto e foglie di vite rossa.
Come si usa il cipresso nella tradizione
Le forme d’uso del cipresso sono diverse a seconda dell’ambito, ed è importante non confonderle.
La tintura per uso interno
È la forma più diffusa in erboristeria per la circolazione. Si ottiene facendo macerare i rami giovani e i coni ancora verdi in una miscela di acqua e alcol, che ne estrae i flavonoidi e le proantocianidine. Si usa in poche gocce diluite in acqua, di solito lontano dai pasti, per periodi limitati. La tradizione la propone soprattutto nei cambi di stagione e nei mesi in cui le gambe risentono della vita sedentaria o della lunga stazione eretta.
I suffumigi e l’aroma
Per le vie respiratorie la tradizione popolare usa soprattutto il profumo. Qualche rametto di cipresso, o le galbule spezzate, in una bacinella di acqua calda: si respira il vapore con un asciugamano sulla testa, come si fa con il timo o l’eucalipto. È un gesto antico, semplice, che riempie la casa di un odore resinoso e pulito, molto diverso dall’idea triste che abbiamo dell’albero.
L’olio essenziale
L’olio essenziale di cipresso, distillato da rami e foglie, è usato in aromaterapia per uso esterno: diluito in un olio vegetale per massaggi leggeri alle gambe, dal basso verso l’alto, oppure in diffusione nell’ambiente. Non va mai ingerito né applicato puro sulla pelle.
Una cautela in più: il polline
Il cipresso è una delle principali cause di allergia ai pollini in Italia, tra fine inverno e inizio primavera. Chi ne soffre deve sapere che i preparati della pianta possono, in alcuni casi, dare reazioni: meglio chiedere al medico prima di usarli.
Cipresso e Scorpione: l’albero che veglia la soglia
Il 26 ottobre, giorno di pubblicazione di questo articolo, il Sole è in Scorpione da tre giorni e il cielo ci regala la Luna piena, opposta al Sole, in Toro. Il giorno prima, domenica 25, è finita l’ora legale: le sere si sono allungate di colpo. E sabato 31 è la notte di Samhain, il capodanno celtico, a cui seguono Ognissanti e la Commemorazione dei defunti.
Nella Sincronosofia lo Scorpione è il segno della soglia: il punto in cui ciò che è vissuto si trasforma, scende sotto terra, diventa memoria e seme. Non è un segno di morte, ma di passaggio. E il cipresso ne è l’albero perfetto. Sempreverde mentre tutto si spoglia, piantato ai confini tra il mondo dei vivi e quello dei morti, non annuncia la fine: veglia il passaggio.
La Luna piena illumina questa soglia. La luce più piena del mese cade proprio nel momento in cui il buio dell’anno avanza: un invito a guardare ciò che va lasciato andare e ciò che va custodito, come il cipresso custodisce il suo verde per tutto l’inverno.
Questa è una lettura simbolica, che appartiene alla Sincronosofia e non si sovrappone all’uso erboristico.
Se vuoi vivere questa settimana fino in fondo, giovedì 29 ottobre riproporremo il Rituale di Samhain: trasformare il buio in medicina, e ti consigliamo anche Samhain, forza e quiete. Mercoledì 28 nel Ricettario dell’Emporio arriva il castagnaccio, il dolce povero della tradizione di Ognissanti, e sabato 31 le mele al forno ripiene di noci per la notte di Samhain.
Dove trovare il prodotto
Nel catalogo dell’Emporium Sadalmelik trovi la Cipresso — Tintura Idroalcolica di Erba Vita, ottenuta da rami giovani e coni immaturi di Cupressus sempervirens. Si usa in gocce diluite in poca acqua, ed è pensata per sostenere la funzionalità del microcircolo e la sensazione di leggerezza alle gambe descritte in questo articolo.
Chi cerca una formula più completa per la circolazione può guardare a Ligne Ven. Se hai dubbi su quale percorso scegliere, scrivici: ne parliamo insieme.
Chiusura
Le proprietà e i benefici del cipresso si capiscono meglio se smettiamo per un momento di vederlo solo come l’albero dei cimiteri. È l’albero di Ciparisso, dei Sepolcri di Foscolo e dei filari di Carducci, ma anche una pianta concreta, con coni resinosi e rami profumati che la tradizione usa da secoli.
Questa settimana, se passi accanto a un cipresso, fermati un attimo. Guarda come resta verde mentre tutto intorno cambia colore. Poi pensa a cosa vuoi custodire tu, per tutto l’inverno che sta arrivando.
Nota: Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere storico, culturale e divulgativo. Per il cipresso non esiste una monografia europea EMA/HMPC: i riferimenti riguardano l’uso tradizionale e studi di laboratorio, e non costituiscono consigli medici, diagnosi o prescrizioni terapeutiche. La tintura di cipresso contiene alcol ed è sconsigliata in gravidanza e allattamento. Chi è allergico al polline di cipresso o di altre Cupressacee deve chiedere il parere del medico prima dell’uso. L’olio essenziale di cipresso non va ingerito e, per uso esterno, va sempre diluito. In presenza di gonfiore persistente alle gambe, dolore, varici o altre condizioni venose diagnosticate, consulta il medico. Prima di utilizzare qualsiasi preparato erboristico, consulta un professionista della salute qualificato.
Il cipresso (Cupressus sempervirens) è usato nella tradizione erboristica europea, soprattutto francese, per due ambiti: la circolazione venosa, come tonico del microcircolo per la sensazione di gambe pesanti e la fragilità dei capillari, e le vie respiratorie, per il suo aroma balsamico. Le parti usate sono i coni, chiamati galbule, e i rami giovani, ricchi di proantocianidine, flavonoidi e olio essenziale. Per il cipresso non esiste una monografia europea EMA: si tratta di un uso tradizionale, sostenuto da studi di laboratorio ma non da studi clinici sull’uomo.
Il cipresso è legato al mondo dei morti fin dall’antichità. Per Greci e Romani era consacrato agli dèi dell’oltretomba, e i Romani mettevano rami di cipresso davanti alle case in lutto. Ovidio racconta nelle Metamorfosi il mito di Ciparisso, trasformato da Apollo in cipresso perché potesse piangere per sempre. Il cipresso è sempreverde, longevo e ha un legno resinoso quasi incorruttibile: per questo è diventato simbolo di eternità e di memoria. In Italia la sua presenza nei cimiteri si è consolidata nell’Ottocento, con lo spostamento delle sepolture fuori dalle città.
La tintura di cipresso è sconsigliata in gravidanza e allattamento e contiene alcol. Chi soffre di allergia al polline di cipresso, molto diffusa in Italia tra fine inverno e inizio primavera, deve chiedere il parere del medico prima di usare preparati della pianta. L’olio essenziale non va mai ingerito e, per uso esterno, va sempre diluito in un olio vegetale. Il cipresso non sostituisce la valutazione medica in caso di gonfiore persistente, dolore alle gambe, varici o altre condizioni venose diagnosticate.