Un rituale di soglia. Chiudere davvero l’anno passato

Non tutto si chiude da solo. Questo articolo propone un rituale semplice e accessibile per salutare ciò che è rimasto aperto nell’anno passato, onorando la soglia di gennaio senza forzature.

Non tutto si chiude da solo.
Alcune cose restano aperte perché non sono mai state salutate.

Viviamo in una cultura che corre da un anno all’altro come se il semplice cambio di data fosse sufficiente a voltare pagina. Ma il corpo e la psiche non funzionano per calendario. Funzionano per gesti, per atti riconoscibili, per momenti in cui qualcosa viene davvero visto e lasciato andare.

Gennaio è la soglia.
E ogni soglia chiede un atto.

Nella figura di Giano, il dio delle porte, questo principio è chiarissimo: nulla si attraversa senza un momento di stasi. Prima di entrare, si guarda. Prima di andare oltre, si chiude ciò che è rimasto aperto. Non per giudicare, ma per restituire ordine.

Il rituale che segue non è esotico, non è teatrale, non richiede strumenti particolari. È un gesto di presenza. E proprio per questo funziona.

Scegli un momento semplice. Cinque minuti sono sufficienti. Meglio se in silenzio, meglio se in un luogo ordinario. Siediti. Appoggia i piedi a terra. Porta una mano sul petto e una sull’addome. Respira senza modificare il ritmo.

Poi porta alla mente una sola domanda, senza cercare subito una risposta articolata:
che cosa, dell’anno passato, non ho mai davvero salutato?

Non cercare eventi clamorosi. Spesso ciò che resta aperto è sottile: una stanchezza trascinata, una parola non detta, un’attesa rimandata, un limite ignorato. Lascia che emerga una sola immagine, una sensazione, una frase breve.

Quando la senti, pronuncia a voce bassa – o anche solo interiormente – una formula semplice:
“Ti ho visto. Ora posso lasciarti andare.”

Nient’altro. Nessuna spiegazione. Nessuna promessa per il futuro. Il gesto è tutto qui: riconoscere e chiudere.

Resta ancora qualche respiro. Poi alzati e compi un’azione concreta e ordinaria: lavati le mani, apri una finestra, bevi un bicchiere d’acqua. Un piccolo segno fisico che accompagna il passaggio.

Questo è un rituale di soglia.
Non cambia la vita in un istante, ma cambia il modo in cui si entra nel tempo che viene.

Chiudere davvero l’anno passato non significa dimenticare. Significa smettere di portarlo addosso come un carico indistinto. Quando una soglia è stata onorata, il corpo lo sa. E quando il corpo sa, il passo successivo è più leggero.

Gennaio finisce qui.
Febbraio può iniziare senza strappi.


Cos’è un rituale di soglia?
È un gesto consapevole che aiuta a chiudere un passaggio e preparare quello successivo.

Perché è importante chiudere l’anno passato?
Per non portare nel nuovo tempo ciò che è rimasto irrisolto.

Quanto deve durare un rituale efficace?
Pochi minuti, se vissuti con presenza reale.


Red Grevillea, il fiore del lasciare andare

Nel linguaggio dei Fiori Australiani, Red Grevillea è legato al momento del distacco consapevole. Non lavora sul cambiamento impulsivo, ma sulla capacità di smettere di trattenere ciò che ha già compiuto il suo ciclo. È il fiore che sostiene il passaggio quando qualcosa è stato visto, riconosciuto, e ora può essere lasciato andare senza strappi.

Red Grevillea accompagna la chiusura non come rinuncia, ma come atto di forza silenziosa. Aiuta a sciogliere i legami interiori che mantengono aperte porte che non servono più attraversare, restituendo al corpo e alla coscienza un senso di autonomia e continuità.

Nel tempo di gennaio, questo fiore risuona con il gesto della soglia: non spinge verso il nuovo, ma permette al vecchio di concludersi davvero. È in questa conclusione che nasce lo spazio per ciò che verrà.

Questa qualità di passaggio e integrazione è approfondita nei percorsi e nei testi dell’associazione Le Acque di Nashira, dove il lavoro con i rimedi floreali si inserisce in una visione più ampia del rapporto tra tempo, corpo ed energia.

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