Giano, il dio della soglia. Gennaio e il Metodo Janus

Gennaio non è un inizio, ma una soglia. Attraverso il simbolo di Giano, dio bifronte delle porte e dei passaggi, questo articolo introduce il Metodo Janus come strumento di orientamento interiore: guardare ciò che è stato per poter davvero procedere. Un manifesto per aprire l’anno senza fretta, senza illusioni, con verità.

Gennaio non è un inizio.
È una soglia.

Nel mondo antico nulla iniziava senza prima essere attraversato. Le porte non erano semplici passaggi, ma luoghi sacri, punti di concentrazione del destino. Per questo il primo mese dell’anno era consacrato a Giano, il dio bifronte, colui che guarda in due direzioni contemporaneamente.

Una faccia osserva ciò che è stato.
L’altra contempla ciò che chiede di venire alla luce.

Giano non corre verso il futuro.
Lo prepara.

Nella sua figura non c’è fretta, non c’è promessa, non c’è ottimismo forzato. C’è lucidità. C’è la consapevolezza che nulla può davvero cominciare se non è stato riconosciuto ciò che resta incompiuto. Giano è il dio delle porte, dei passaggi, delle soglie invisibili che separano un tempo dall’altro, uno stato dell’essere dal successivo.

Non governa il tempo che scorre, ma il tempo che si apre.

Nella Roma più arcaica, il suo tempio rimaneva aperto in tempo di guerra e veniva chiuso solo quando regnava la pace. Un gesto simbolico potentissimo: finché esiste conflitto irrisolto, la soglia resta aperta. Finché qualcosa chiede di essere visto, non si può procedere oltre.

Gennaio eredita questa funzione.
Non chiede slancio, chiede verità.

È il mese in cui l’anima guarda indietro senza nostalgia e avanti senza illusione. È il punto in cui il passato smette di essere memoria e diventa materia di lavoro. Non per essere giudicato, ma per essere integrato.

Da questa visione nasce il Metodo Janus.

Il Metodo Janus non è una tecnica motivazionale, né un sistema per “ripartire”. È un metodo di orientamento. Un modo di stare davanti alla soglia senza mentire a se stessi. Lavora su un principio semplice e spietato: ciò che non è stato attraversato consapevolmente torna a presentarsi sotto altre forme.

Guardare indietro, nel Metodo Janus, non significa restare indietro. Significa recuperare energia trattenuta, chiudere cicli aperti, sciogliere nodi che continuano a chiedere attenzione. Solo ciò che è stato visto può essere lasciato andare. Solo ciò che è stato onorato può essere superato.

Gennaio, letto attraverso Giano, diventa allora un mese di allineamento.
Non di obiettivi, ma di direzione.
Non di promesse, ma di posizione interiore.

In questa soglia non si chiede al corpo di correre, ma di assestarsi.
Non si chiede alla mente di progettare, ma di fare silenzio.
Non si chiede al cuore di desiderare di più, ma di liberarsi dal superfluo.

Questo è il tono con cui Emporium Sadalmelik apre l’anno.
Non vendendo soluzioni, ma offrendo orientamento.
Non spingendo avanti, ma accompagnando attraverso.

Ogni porta attraversata con coscienza diventa un atto di guarigione.
Ogni gennaio vissuto come soglia diventa un anno più abitabile.


Chi è Giano nella mitologia romana?
Giano è il dio delle soglie e dei passaggi, raffigurato con due volti rivolti al passato e al futuro.

Perché gennaio è legato al dio Giano?
Perché gennaio rappresenta un punto di passaggio, una soglia tra ciò che è stato e ciò che può iniziare.

Cos’è il Metodo Janus?
È un metodo di orientamento che invita a riconoscere e integrare il passato per procedere con maggiore lucidità.


Un luogo dove questa ricerca continua

Il lavoro su Giano, sulle soglie del tempo e sul Metodo Janus non nasce come riflessione isolata. È parte di una ricerca più ampia che porto avanti all’interno dell’associazione Le Acque di Nashira.
Un luogo di studio, confronto e pratica, dedicato all’esplorazione dell’energia in tutte le sue forme: simboliche, corporee, naturali e interiori.
Chi sente il bisogno di approfondire questi temi, non come concetti astratti ma come esperienza viva, può trovare lì uno spazio di continuità e ascolto.
Il percorso dell’associazione è raccontato qui: Le Acque di Nashira

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